Marcello una sera prima di andare a suonare al Massimo - viene chiamato per una flebo e per medicare delle piaghe divenute ormai purulente. E’ qui che incontra e conosce veramente quella che sarà la sua futura sposa… nel campo impegnato del servizio ai poveri. Pian piano infatti scoprono di essere fatti l’uno per l’altra per una grande missione da compiere. Insieme pregano e insieme svolgono volontariato collaborando da vicino alle iniziative di carità promosse in maniera travolgente da tre attivissime Suore che si contraddistinguono particolarmente nella nostra città fino a segnare un’epoca: Suor Anna Cantalupo vincenziana per cui e’ già in corso la causa di beatificazione - Suor Emilia della stessa congregazione e Suor Loreta delle piccole Suore dell’Assunzione, attualmente in riposo nella casa di Genzano per limiti di età.

Una grande difficoltà si frappone però nel loro cammino vocazionale: lui e’ fervente cattolico, lei e’ fervente valdese. Discutendone, si decidono di comune accordo per una soluzione ottimale: lui si impegna a studiare teologia protestante alla scuola di un pastore valdese, lei a sua volta teologia cattolica alla scuola dell’affermato gesuita Padre Giovanni Giorgianni. Chi si converte dovrà abbracciare la religione dell’altro. Questo il loro patto.E’ Anna Maria che viene coinvolta e trainata dalla Grazia. Si converte al cattolicesimo. Chiede il Battesimo. E’ l’ora di avviare la prima richiesta matrimoniale. Aveva inciso molto su di lei l’esperienza forte fatta in Francia nel 1957 con l’Abbè Pierre. Com’e’ vero che esistono i tempi di Dio, i silenzi di Dio, i progetti di Dio e i modi di Dio. Dio parla anche attraverso la teologia degli accadimenti umani. Si tratta di mettersi in ascolto, saperli decifrare e abbandonarsi perdutamente alla loro realizzazione.

Proprio in questa occasione di grazia Marcello e Anna Maria riscoprono la chiave di lettura e la chiave di volta della loro chiamata alla santità: alla santità matrimoniale alla luce cioè della comunione sacramentale e alla luce della carità evangelica proprio nella riscoperta del tesoro d’amore riposto nella S. Eucaristia che e’ insieme amore infinito e servizio incondizionato.

Ambedue queste dimensioni tipicamente eucaristiche - amore e servizio - costituiranno infatti il leit motiv della esistenza di questi due sposi: nutrirsi del corpo di Cristo che e’ l’Eucaristia per servire il copro di Cristo che e’ la Chiesa. In pratica realizzano ciò che i primi cristiani vivevano nel ritenere Corpus Christi l’Eucaristia e Corpus Christi la Chiesa: corpo reale l’uno e corpo reale l’altro.. . inscindibilmente una cosa sola. Si ritrovano lungo le corsie della teologia paolina a cui se si chiede cosa e’ l’Eucaristia, nella lettera prima ai Corinzi risponde: e’ il corpo di Cristo; e se gli si chiede: Paolo cosa e’ per te la Chiesa. Paolo senza pensarci due volte nella stessa lettera risponde: “E’ il corpo di Cristo” (cf. 1Cor 12,27).

Anna Maria convertita dal protestantesimo viene particolarmente colpita e affascinata dal gesto folle ma colmo di malia di un Dio che si da’ in cibo per amore: “prendete e mangiate questo e’ il mio corpo” (Mt 26,26); e ancora: “se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51). E’ una donna che pensa, ama, parla, agisce con l’Eucaristia nella mente e nel cuore. Spesso a me personalmente confida di vivere come immersa costantemente dentro una grande ostia consacrata, fino ad avere la sensazione di camminarvi dentro, di muoversi dentro, respirarvi dentro in ogni istante della sua giornata. Amore eucaristico che si contagiano insieme con Marcello nell’accostarsi quotidianamente al sacrificio della Santa Messa e al sacrificio della sofferenza dei poveri: ritenendoli appunto prolungamento l’uno dell’altro.

Il segno indicativo ed espressivo di questo binomio - Eucaristia e carità - si ha fin dal giorno della celebrazione del loro matrimonio. In questa occasione di solito si usa invitare gli amici più cari. Infatti loro invitano i loro amici più cari: circa 40 portatori di handicap. Non solo. La cosa che colpisce e sa di film o di romanzo e’ che scelgono di essere essi stessi gli inservienti del loro trattenimento di nozze: Marcello in vestito scuro e Anna Maria in abito da sposa a servire, imboccare, muoversi, con piatti cucchiai e forchette, di tavolo in tavolo tra i loro invitati d’onore.

Questo segreto d’amore oblativo di stampo eucaristico li porterà inevitabilmente a delle conseguenze che sono logiche e teologiche insieme. Quali?

1. Comprano la loro prima casa nel quartiere di Barriera di Catania in via De Logu. Il primo pensiero e’ quello di adattare una parte del salone della loro casa a piccola cappella ove riporre Gesu’ Eucaristia. La Curia di allora (siamo appena subito dopo il Concilio) non reputa opportuno però dare loro il permesso. Ubbidiscono senza capire. Nel tabernacolo comunque espongono una Bibbia. Al posto dell’Eucaristia la Bibbia, diventerà una vera e propria nota di diapason della loro vita coniugale e familiare, di loro che tra l’altro sono professionisti in materie musicali.Il salone di casa diviene subito sede di una delle prime comunità ecclesiali di base (CEB) promosse dalla Missione Chiesa-Mondo.

2. Hanno due figlie naturali - Marietta e Lucia- ma ne “adottano” tanti altri tra cui - Luisa, Robertino, Emanuele, etc. Nel comprare la casa ricordo - si consultano con me sulla opportunità di avere due stanze in più da dedicare agli ospiti di famiglia. Quali ospiti? I poveri, i malati gravi, i paralitici, i barboni di turno. Di fatti: chi va in casa Inguscio d’ora in poi, sino alla morte di Anna Maria, avvenuta il 2 gennaio 1986, troverà sempre un ospite d’onore stabilmente servito giorno e notte: per anni nella loro casa si sono alternati fino alla morte parecchi ammalati gravi tra i quali ricordiamo Agata Cutuli (paralitica) Agatino (spastico), Chiara (una splendida ragazza raggiunta dalla sclerosi a placche appena ventenne), Cettina, Ninetta, Maria, Angela, Ulricke - ragazza tedesca…- tanto per citarne alcuni. Tutti fratelli, amorevolmente curati nel corpo e nello spirito, amati e ricoperti di tanta tenerezza da parte di Anna Maria e Marcello: amore e tenerezza come soltanto una madre e un padre possono dare ai loro figli più bisognosi, senza risparmiarsi mai.

3. Si dà spesso il caso - piuttosto grave - che alcuni paralitici curati da Marcello, in città e in provincia, rimangono senza padre e senza madre, e pertanto senza possibilità alcuna ne’ di essere serviti e curati nelle loro famiglie ne’ di essere ricoverati nelle case di cura negli ospizi o nei pensionati. Non e’ facile infatti da parte di queste case, accogliere persone con gravi handicap fisici. Sono proprio loro - Marcello e Anna Maria - con un gruppo di volontari delle comunità ecclesiali di base a pensare di dar vita alla prima “Casa-Famiglia” per portatori di handicap: prima in assoluto, almeno in Sicilia, come soluzione per casi tanto gravi.

Nasce la Casa-Famiglia “Puebla” in un primo tempo in viale Artale Alagona ad Ognina nel 1983, in un secondo tempo - nel 1984 - anche in via De Logu a Barriera poi definitivamente in via Messina, ove tutt’ora ha sede nei pressi della parrocchia S. Maria di Ognina. Marcello e Anna Maria hanno fatto una lunga “carriera” come autentici apostoli infaticabili in questo campo specifico del Vangelo della carità. Vari i compiti in cui si sono cimentati: nei viaggi a Lourdes, Fatima e Loreto con l’Unitalsi come barellieri e anche come organizzatori responsabili accanto all’indimenticabile duca di Misterbianco e al compianto P. Frasca gesuita cosi come nei campeggi estivi organizzati per 30-40 portatori di handicap e 70-80 volontari ora a Brucoli, ora al Seminario estivo di Caltagirone, ora a Guardia Mangano, senza contare i vari pellegrinaggi a Roma e ad Assisi. E non si tratta di iniziative occasionali, ma di iniziative che risaltano in maniera più forte e più vasta come punte di diamanti di una collana di attività costanti, quotidiane, feriali tali da instaurare con i sofferenti un rapporto fortemente familiare, intensivo, promozionale. La loro non e’ una carità sporadica quasi da hobby di tipo filantropico ma e’ una scelta di vita cristiana, una risposta coerente alla proposta del Vangelo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
In vista di quanto il Signore Gesù un giorno dirà a ciascuno dei suoi discepoli: “Ho avuto fame… ero forestiero… nudo… malato… e mi avete visitato” (Mt 25,35-36).

In coerenza con questo programma squisitamente evangelico Marcello decide - lui da musicista abituato all’uso di strumenti musicali - di prendere il diploma di infermiere professionale per essere autorizzato a compiere interventi delicati in campo sanitario in maniera veramente competente. Lo si vede spesso viaggiare da un punto all’altro della città ora su una vecchia Vespa, ora su una vecchia Renault, munita di portabagaglio per trasportare letti, armadi, sedie a rotelle. Porta sempre appese alla cintura dei pantaloni un enorme mazzo di chiavi: oltre a quelle di casa sua infatti, conserva gelosamente diecine di chiavi della porta di casa affidate a lui da paralitici, da ammalati gravi e da anziani soli e abbandonati. Si fidano ciecamente di lui come ci si fida di una padre o di un fratello.

E’ spontaneo chiedersi ovviamente: cosa c’e’ dietro le spalle di un uomo e di una donna che hanno fatto della carità il quid (il che cosa) e il quomodo (la modalità, il metodo) della loro vita personale, coniugale e familiare? Domanda lecita e spontanea ma che in verità e’ da formulare in maniera diversa: “chi” c’e’ dentro il cuore di questa coppia di sposi cristiani? Chi?

Coloro che hanno avuto la fortuna, diciamo meglio la grazia di conoscere Marcello e Anna Maria - a partire da me che ho avuto la gioia di averli come compagni di cammino, collaboratori diretti, amici di cordata per quasi 30 anni - può attestare di avere incontrato e avuto accanto a se’ due cristiani fortemente innamorati del Signore. Avvicinarli era come sentirsi contagiare da una improvvisa nostalgia di Dio, dalla voglia di appartenere a Dio. Avevano fatto di Gesù il perché della loro vita, l’assoluto della loro esistenza: un amore motivato, dichiarato incondizionatamente, deciso e decisivo, indissolubile, senza confini. Vivevano con Cristo nel cuore e servivano col cuore di Cristo. Ecco perché vedevano in ogni fratello - specie a partire dal più debole, ammalato e povero - il volto di Dio rivolto a loro. Sicché - questa la conseguenza - erano intenti a servire Cristo nei bisognosi e a servire i bisognosi come inviati da Cristo. Amore coltivato inizialmente in un gruppo legato alla Pro Sanctitate, ma poi concretamente sviluppato e realizzato nella “sequela Christi” attraverso l’Istituto di vita consacrata - la Famiglia ecclesiale Missione Chiesa-Mondo - nella quale hanno fatto ufficiale, definitiva professione con promesse di povertà, castità, ubbidienza e impegno pastorale a tempo pieno, e nel quale sono divenuti responsabili di uno dei tre rarni portanti: quello delle coppie di sposi particolarmente impegnati davanti al Signore e alla Chiesa. Forte la spiritualità coltivata con serietà e costanza:

Emissione delle promesse nella Famiglia Ecclesiale MC-M

a) nella meditazione quotidiana della Parola, ossia nella lectio divina. Portavano con sé una piccola copia di Vangelo in tasca, nella borsa e persino nel cruscotto della macchina: serviva loro per attingere sia pure un veloce messaggio ora nelle sale di attesa d’ospedale, ora durante l’assistenza ai malati e moribondi nelle case, ora all’occorrenza anche ai semafori delle strade;
b) costante la frequenza ai ritiri spirituali, mensili e al corso di Esercizi annuali;
c) costante la frequenza ai sacramenti;
d) impegnata la partecipazione alla pastorale parrocchiale e alle varie imprese missionarie dentro e fuori Catania.

Quale il segreto di questo forte calore ascetico-mistico che in fondo Marcello e Anna Maria coltivavano insieme in un intenso rapporto spirituale di coppia cristiana?

Lo stesso segreto citato già prima in merito all’intimo rapporto con Gesù Eucaristia: segreto dunque di spiritualità eucaristica che e’ spiritualità di Incarnazione, di comunione, di servizio, di missione.

Siamo sulle piste della ecclesiologia conciliare ossia sulle piste della Sacrosanctum Concilium, e della Dei Verbum, e quindi della Lumen gentium e della Gaudium et spes; le quattro perle preziose di inestimabile valore del Vaticano II di cui Marcello e Anna Maria insieme a tanti altri compagni di cordata si fecero contagiare, plasmare, trasformare, fino a diventarne entusiasti sostenitori e animatori. Somiglianze profonde intercorrono nella loro vita tra la mensa familiare frutto del “Magnum Sacramentum” (S. Paolo) che e’ l’amore matrimoniale e la mensa eucaristica frutto del “Sacramento per eccellenza” che e’ l’amore fatto carne, fatto croce, fatto pane, fatto mensa, fatto “agape”, fatto chiesa, fatto vita. La loro esistenza sembra tutta una celebrazione eucaristica per il nostro Dio e per i figli di Dio nostri fratelli soprattutto se indigenti e bisognosi. La loro vita e’ stata una lunga intensa, ininterrotta santa messa. Come la Messa la loro esistenza e’ frutto di ascolto della Parola, di offertorio, di consacrazione, di comunione e di mandato missionario. Esistenza di cristiani impegnati:

1. nell’ascolto della Parola;
2. in un continuo offertorio di tempo di fatica, di solidarietà, di attenzione premurose, di costante volontariato;
3. in una reciproca consacrazione a Dio sinonimo di conversione progressiva nella “sequela Christi”;
4. nel rapporto di comunione ecclesiale, familiare e sociale;
5. nel fare della vita una ininterrotta missione d ‘amore in servizio dei fratelli.

Particolarmente impegnati con gli altri ma a partire dal loro compito educativo in famiglia svolto sempre a livello di ministero coniugale di tipo quasi sacerdotale avendo concepito e letteralmente trasformato la loro casa in una “piccola chiesa” sulla scia delle “chiese domestiche” dei primi cristiani di cui parlano gli Atti degli Apostoli (cf Atti 2,42-47.

Come i primi cristiani infatti anche loro intonavano la preghiera in famiglia, benedicevano la mensa, catechizzavano le figlie, ospitavano - come abbiamo detto - i poveri e gli ammalati, animavano una piccola comunità di base aprendo la loro abitazione come sede stabile di attività ecclesiali. All’esercizio di questo squisito compito educativo familiare vissuto a livello di vero e proprio ministero ecclesiale ha contribuito molto - senza dubbio - il grande amore che li ha fortemente legati alla Madonna.

Marcello era stato educato fin da bambino da papà e mamma ad una forte devozione mariana. Per Anna Maria - che proveniva dal protestantesimo - la Madonna come del resto l’Eucaristia era stata una grande scoperta, tanto bella e tanto dolce da rimanerne affascinata. Portavano sempre con sé la corona del Rosario proprio accanto al Vangelo. Recitavano il santo Rosario ogni giorno e spesso anche insieme in famiglia.

Bibbia, Eucaristia e Rosario: tre fonti di inesauribile ricchezza a cui hanno saputo attingere alimento, calore e forza per la loro vita spirituale e per la loro missione d’amore. Una vita intrisa di Parola di Dio, di Eucaristia e di devozione mariana - quella di Marcello e di Anna Maria - vita non solo fortemente attiva ne’ solo fortemente contemplativa ma - per dirla con un’espressione tipica di Mons. Tonino Bello, fortemente “contemplattiva”.

Abbiamo trovato i diari di Anna Maria: una vera miniera di riflessioni ascetiche e di confidenze mistiche alcune delle quali potrebbero essere collocate accanto a quelle di alcuni mistici della tradizione della Chiesa:

“Signore, ti ringrazio di tutti i benefici e di tutte le grazie di cui mi hai voluto colmare. Ti ringrazio anche di tutte le volte in cui mi hai voluto far toccare la mia povertà e miseria, affinché mi rendessi conto che tutto quello che ho e tutto quello che faccio e’ sempre opera tua, o Signore. Ti prego, non risparmiarmi. Non permettere che possa mai dimenticare la tua grandezza e onnipotenza, e dammi molte occasioni di soffrire con te, affinché questo mio piccolo contributo possa andare a beneficio del mondo e dell’lstituto nostro in particolare. Ti prego anche per la mia famiglia. Fa’ che siamo sempre più uniti in te, o Signore, e che le mie bambine camminino sempre sulla tua strada. Amen.”

Questi due straordinari servi di Dio sono passati tra noi velocemente come meteore, ma la loro luce e’ rimasta e continua a diffondersi tra noi come luce riflessa, proveniente dal Vangelo di Cristo. Marcello e Ama Maria, infatti sono profondamente presenti nel cuore e nella vita di migliaia di persone come vetrata al sole, come trasparenza di Dio: figure “simbolo” per il cammino dei cristiani di oggi. Con la loro breve esistenza hanno profuso fede, amore, sorriso, serenità, ottimismo, gioia di vivere. Mai da loro una parola, un gesto, un pensiero di sconforto, di pessimismo, di scoraggiamento. Rabbia si - soprattutto quando le Istituzioni cittadine e regionali non hanno risposto alle esigenze dei diritti dei poveri per cui loro tenacemente si sono sempre battuti - ma scoraggiamento mai.
Sofferenza si, ma abbassare la guardia mai. Erano divenuti speranza vivente dei senza-pane, dei senza-lavoro, dei senza-tetto, dei senza-affetto, dei senza-pace, dei senza-salute, dei senza-Dio…

Non siamo riusciti a capire dove, quando e come trovassero il tempo per tutti e per ciascuno, di giorno e di notte. Non siamo riusciti a capire quando trovassero il tempo per dormire, per mangiare, per stare seduti. Come e’ vero che chi ama non e’ capace di stare fermo. Chi ama non usa orologio. Perché chi vive in sintonia col cuore di Dio e’ sempre proteso a comunicare amore senza limiti di spazio ne’ di tempo. I due massimi comandamenti dell’amore che si sono incrociati sulle spalle dell’uomo-Dio, Gesù di Nazareth - “Ama Dio con tutto il tuo cuore e ama il prossimo tuo come te stesso” (cf. Mt 22,37-39) - si sono incrociati sulle spalle di questi due discepoli cristiani: su questi due buoni samaritani dei nostri giorni, vigili, attenti, premurosi, ma anche forti, decisi, coraggiosi e all’occorrenza anche scomodi. Profeti scomodi per coloro che non hanno capito che la vita e’ un talento da trafficare in mano a Dio per il bene degli altri. Buoni samaritani passati sulle nostre strade - come il personaggio della parabola evangelica - non “per caso” ma “in viaggio” (cf Lc 10,33) con un itinerario di servizio già programmato, pellegrini d’amore perennemente in movimento. Come in movimento e’ chi ama con Cristo nel cuore e col cuore di Cristo. In quanto uomini, in quanto cristiani, in quanto Chiesa di Dio che e’ in Catania ci sentiamo fortemente orgogliosi di loro, per averli avuti e per poterli avere sempre accanto come splendidi modelli di vita e straordinari compagni di cammino.

Mons. Antonino Fallico “Missione Chiesa-Mondo”

La Famiglia Ecclesiale "Missione Chiesa-Mondo" è al servizio della pastorale parrocchiale per:

  1. la promozione della dimensione comunitaria del cristianesimo attraverso l’articolazione della parrocchia in piccole comunità ecclesiali dislocate a mo’ di lievito nelle diverse zone del suo territorio, affinché il popolo di Dio acquisti sempre più coscienza di essere Chiesa e di agire e di crescere in quanto Chiesa;

  2. la valorizzazione e la formazione del laicato perché da oggetto passivo di pastorale diventi sempre più soggetto attivo e responsabile della missione della Chiesa e della animazione delle realtà temporali;

  3. la trasformazione della parrocchia in “soggetto ecclesiale e socio-culturale”, capace cioè di farsi carico dei problemi della gente, facendo del territorio la sua vera e costante “terra di missione” nella quale svolgere la catechesi permanente degli adulti, decentrare la pastorale, battersi per la promozione umana di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.