Alcuni cenni biografici di Anna Maria Ritter

Annamaria Ritter nasce a Catania il 23 agosto, da agiata famiglia valdese. I suoi genitori, Hans, e Marietta Von Waldkirch, di origine svizzera,  abitavano a Catania. Nel 1951, consegue il diploma di terza media dopo il corso di studi effettuato presso la «Scuola svizzera» di Catania. Si trasferisce a Basilea per continuare gli studi presso l'Istituto Magistrale di Berna. Riceve, nell’anno 1953, il sacramento della Confermazione in uso nella Chiesa valdese. Comincia un periodo di crisi religiosa, alimentata anche dall'insegnamento ricevuto alla scuola magistrale da parte di un pastore valdese con idee moderne e filosofiche. Dopo la terza magistrale effettua il tirocinio di insegnamento presso la scuola elementare di un paese della provincia di Berna.

Nel 1957 conosce l'Abbè Pierre a Parigi. Questo incontro contribuisce a rafforzare in lei la naturale inclinazione a servire i poveri e gli ammalati. Ritornata a Berna, comincia a frequentare in quella città il gruppo che segue l'opera dell'Abbè Pierre. In quello stesso periodo partecipa ad un corso di infermiera professionale, per dedicarsi agli ammalati con più competenza. Consegue nel 1958 il diploma magistrale e viene mandata per l'insegnamento in una scuola per ragazze in difficoltà. Nel 1959 a Catania prosegue gli studi di musica, già intrapresi in Svizzera, fino a conseguire un diploma in pianoforte. Contemporaneamente insegna tedesco presso la «Scuola svizzera» a Catania.

Nel 1965, conosce e si fidanza con Marcello Inguscio, professore di solfeggio al Conservatorio di Messina, città dove sostiene  l'esame all’ ottavo anno di pianoforte. Insieme con Marcello si dedica a visitare gli ammalati e gli anziani da lui seguiti e curati a domicilio.

La crisi di fede si fa più forte. Nonostante sia fermamente ancorata alla tradizione religiosa valdese dei suoi cari, percepisce un disagio sempre più accentuato, ma non riesce ancora ad accettare i dogmi di fede della religione cattolica.

Chiede a P. Giovanni Giorgianni, S.J., di essere seguita nel suo cammino di scoperta delle verità della Chiesa cattolica.
Dopo una visione soprannaturale, che lei stessa racconta nel suo Diario, si converte. Riceve il battesimo nella fede cristiana il giorno 25 marzo del 1968 presso la Cappella dell'Istituto delle Piccole Suore dell'Assunzione, a Catania.

Si sposa con Marcello Inguscio il giorno 6 agosto nel Santuario «Maria SS. di Loreto» ad Acireale. Tra il 1969 e il 1970, dà alla luce le due figlie, la primogenita, Marietta, e Lucia.

A settembre del 1976 entra col marito a far parte della Famiglia Ecclesiale di vita consacrata “Missione Chiesa – Mondo”.
Apre la sua casa alla prima comunità ecclesiale di base (C.E.B.) del quartiere.

Nel corso dell’anno 1980, comincia a manifestare i primi segni di un tumore.

Nel 1984 si inaugura la Casa - Famiglia per handicappati "Puebla" con sede in via De Logu 19. Annamaria si dedica con tutte le sue forze al servizio di volontariato in questa struttura.

Il 10 giugno nella cappella dell'Istituto "Missione Chiesa-Mondo" in via Imbert 15 emette insieme al marito le promesse di povertà, castità coniugale, obbedienza e apostolato nello stesso Istituto.

Diventa con Marcello responsabile del ramo delle coppie di laici inserite nell'Istituto.

Al mattino del 3 gennaio 1986, muore a Catania nella sua casa di Via de Logu 27/b.

Dal diario di Annamaria:
«La “mia vecchietta” fu per me una grazia del Signore. Aveva 97 anni e viveva sola in una soffitta. Dopo poco tempo che la conobbi cadde ed ebbe diverse costole rotte oltre a contusioni su tutto il corpo… La feci visitare da una dottoressa e l’accudivo prima e dopo la scuola».
«Avevo 19 anni e andai a fare tirocinio in una classe di ragazze quasi della mia stessa età. Ognuna di loro aveva vissuto un dramma. C’erano figlie di carcerati, di alcolizzati, figlie di nessuno, altre che avevano vissuto esperienze sessuali con i propri fratelli o con il padre… Là non ero un’insegnante, ma prima di tutto dovevo essere madre e sorella per quelle povere creature.»

«Mi ritornavano in mente quasi come un ritornello continuo le parole di Marcello… Tornata a casa andai a riordinare la mia stanza, d’un tratto un bagliore violento mi accecò. Sembrava un fulmine, ma a lunga durata. Io non capivo più niente, ebbi solo la sensazione, come se il cuore mi si fermasse… Ma certo! Là si trovava la verità. L’Eucaristia era vera… Avrei dovuto servire il Signore più che potevo nella Chiesa cattolica! Non c’era più altra scelta.»

«Dopo la scuola andavo di corsa all’ospedale ad aiutare un ammalato paralizzato a mangiare e a rifargli il letto… Nel pomeriggio prima e dopo lo studio del piano altre medicazioni, altre visite… Presso gli ammalati incontravo spesso Marcello. Era lui stesso che mi ci mandava e mi guidava nel lavoro che svolgevo».

La Famiglia Ecclesiale "Missione Chiesa-Mondo" è al servizio della pastorale parrocchiale per:

  1. la promozione della dimensione comunitaria del cristianesimo attraverso l’articolazione della parrocchia in piccole comunità ecclesiali dislocate a mo’ di lievito nelle diverse zone del suo territorio, affinché il popolo di Dio acquisti sempre più coscienza di essere Chiesa e di agire e di crescere in quanto Chiesa;

  2. la valorizzazione e la formazione del laicato perché da oggetto passivo di pastorale diventi sempre più soggetto attivo e responsabile della missione della Chiesa e della animazione delle realtà temporali;

  3. la trasformazione della parrocchia in “soggetto ecclesiale e socio-culturale”, capace cioè di farsi carico dei problemi della gente, facendo del territorio la sua vera e costante “terra di missione” nella quale svolgere la catechesi permanente degli adulti, decentrare la pastorale, battersi per la promozione umana di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.