Le CEB del Maranhao

Dom Xavier Gilles è un appassionato sostenitore delle comunità ecclesiali di base (CEB) del Brasile e vescovo della diocesi di Viana, nel Maranhão, regione nella quale lavora don Gabriele Marchesi.
A Roma, ci ha rilasciato una intervista sulla situazione delle CEB in Brasile, all’indomani della pubblicazione del documento finale di Aparecida.

Dom Xavier Gilles, ci parli delle Comunità ecclesiali di base del Maranhão. Quale ruolo rivestono nel presente e quale ruolo hanno rivestito nel passato?
L’annuncio del vangelo nelle comunità ecclesiali di base è un fatto fondamentale. Nel testo dell’ultima Conferenza latino-americana di Aparecida ciò è stato molto bene affermato.
In America Latina, a partire dallo stato del Maranhão e dell’America centrale, è stata riscoperta l’intuizione degli Atti degli Apostoli: la fede si vive nella comunità e alla luce della vita, così come la vita si vive alla luce della fede, la fede non è separata dalla vita. Ciò è estremamente importante per le comunità ecclesiali di base e per il futuro della chiesa, ossia, per il futuro dell’annuncio del vangelo di Gesù Cristo. La CEB non è un movimento, ma è una nuova maniera di vivere la fede, è la forma primordiale della chiesa, una nuova maniera di essere chiesa, guardando a Gesù che ha vissuto sempre la sua fede in comunità, strettamente legata alla vita.
Noi diciamo che le CEB hanno il loro modello nella Trinità, nella vita di Gesù con Giuseppe e Maria, nella vita di Gesù con gli apostoli, nella vita della primitiva comunità cristiana. La Chiesa è presente nella CEB. Ma si avverte la carenza di vocazioni, di sacerdoti. Quei pochi che ci sono sono costretti a fare migliaia di chilometri per raggiungere le comunità; questo ovviamente fa mancare alle comunità la vita sacramentale, che rimane mutilata. Per questo è necessario che ci siano sacerdoti che provengano dalle comunità e che vivano nelle comunità. Il passato a riguardo è stato molto ricco, ma oggi è come se la Chiesa cercasse una nuova strada, una nuova maniera di continuare la corsa. In Brasile forse oggi c’è bisogno di un nuovo respiro, come quanto in una corsa a un certo punto è necessario fermarsi, riprendere fiato. Io sono convinto che senza le comunità ecclesiali di base la Chiesa perderebbe molto, anche se in questo momento forse prevalgono le critiche per la fragilità delle persone da un lato e delle CEB in quanto tali dall’altro. Sono convinto che tutti, laici, sacerdoti, religiosi, tutta la chiesa deve ritornare al fervore e alla generosità della nostra gente e ad un più forte legame col nostro popolo. Questo garantirebbe alla Chiesa soprattutto il legame con la vita della gente.

Riguardo al futuro, ritiene che potrà esserci uno sviluppo della funzione e della responsabilità pastorale delle CEB nella Chiesa del Brasile?

Io ho la certezza che il futuro delle CEB è là dove sarà presente un piccolo gruppo che vorrà vivere il rapporto tra la fede e la vita. E qui ribadisco quello che ho detto: la condivisione della vita, della gioia, dei problemi, del lavoro, del dolore, aiuta la Chiesa a non perdere mai di vista la sua funzione e a non slegarsi mai, come ha fatto Gesù, dal vangelo e dalla vita del popolo.
La comunità è vivere insieme la fede nella persona di Gesù Cristo e lottare per il regno di Dio, perché la fede ha come conseguenza l’amore. Non c’è CEB senza amore. Non però un amore platonico, ma un amore che passa per la vita, per la giustizia, per la terra, per la disoccupazione.
In questo momento in Brasile c’è un grosso problema, una fortissima presenza di movimenti religiosi che vengono dagli Stati Uniti (pentecostali, protestanti, gruppi settari): discutere con loro sui versetti della Bibbia, come se fosse un gioco di ping-pong, non ha nessun senso. L’unica cosa che si potrebbe fare, ma è molto difficile, è la condivisione di obiettivi concreti, reali per la vita delle persone; ma in questo senso il dialogo è molto difficile proprio perché in loro manca il legame con la vita e soprattutto perché la condivisione degli obiettivi ha un valore realmente evangelico difficilmente riscontrabile in questi movimenti che hanno spesso una funzione più economica che evangelica. La centralità di Gesù Cristo che ha lottato per la pace, per il regno, per la giustizia e che sempre ha vissuto il rapporto tra fede e vita, fa delle CEB un modo insostituibile della sopravvivenza della Chiesa, specie in questo momento nel quale si avverte una grande difficoltà nel rapporto tra la Chiesa e il popolo di Dio.

Può dirci qualcosa circa il documento finale della V Conferenza Episcopale Latino-americana, in particolare in riferimento al ruolo delle CEB?

Ancora non ho letto il documento finale. Ci sono stati però dei grossi problemi di trascrizione e di interpretazione di questo testo. Questo è un momento un po’ difficile. Io ho lavorato al documento preparatorio stilato per la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile. Questo documento è molto lucido nell’analizzare la questione dei ministeri, in particolare dei ministeri ordinati. Il documento finale invece rifiuta in un certo senso il metodo «vedere/giudicare/agire» utilizzato finora nella Chiesa latinoamericana a partire da Medellin. Rispetto al documento preparatorio si ha l’impressione che sia stato abbandonato questo metodo che consiste nell’unire la fede alla vita del popolo, alle sue sofferenze, alle sue gioie; nel giudicare la vita alla luce del vangelo e nell’agire di conseguenza per costruire il regno di Dio che è giustizia, pace e amore.
Abbiamo avuto la conferma di questo problema. Per questo è stata chiamata la Santa Sede affinché venisse approvato il documento, tale e quale era stato firmato. Tuttavia, appena prima di partire dal Brasile ho letto che tra il documento che è stato firmato e il documento che è stato stampato non c’è una radicale differenza. Questo è un momento importante per la vita della nostra Chiesa, perché continui a camminare lungo le strade tracciate negli ultimi decenni: da Rio de Janeiro che è stato l’incontro che ha unito la nostra Chiesa, a Medellin, che nel 1968 è stato il nostro Vaticano II, dove è stata sottolineata in particolare la questione della lotta per la giustizia e l’opzione preferenziale per i poveri. Puebla, poi, ha confermato Medellin e ha definito meglio i problemi legati alla necessità della inculturazione. Aparecida, infine, è stato un momento forte della nostra Chiesa, un momento nel quale essa ha recuperato la sua voce profetica che aveva rischiato di perdere, e nel quale ha ritrovato una comunità ecclesiale fervorosa e il ritorno ad una chiesa molto più ministeriale. Questo è comunque un documento molto interessante ed è la prova che lo Spirito continua a soffiare sulla sua Chiesa.



Intervista pubblicata nella Rivista Comunità - Dicembre 2007 n. 10

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A SUA SANTITA BENEDETTO XVI
VESCOVO DELLA CHIESA DI ROMA
QUI SULLA TERRA PASTORE DELLA CHIESA UNIVERSALE

Santo Padre,
sono un vescovo vecchio, indegno e senza importanza dell’interno del Maranhão, uno degli stati più poveri del Brasile. Sono vescovo della Diocesi di Viana. Sono presidente del Regionale CNBB Nordest 5 che corrisponde ai limiti geografici della Provincia Ecclesiastica del Maranhão. Dall’anno scorso sono anche presidente nazionale della Commissione Pastorale della Terra. Durante la sua visita in Brasile ho consegnato personalmente nelle sue mani una lettera riferendole un poco della realtà agricola e agraria del nostro Paese e della situazione in cui vivono i contadini e le contadine, della necessità della Riforma Agraria.

Ciò che oggi mi spinge a scriverle è a rispetto delle alterazioni introdotte nel testo finale del Documento della V Conferenza Generale dell’episcopato Latino-americano e Caribegno. Alterazioni soprattutto negli articoli che si riferiscono alle Comunità Ecclesiali di Base (CEB). Alterazioni che tentano di sottrarre quanto i vescovi hanno riconosciuto come il vero valore che le CEB rappresentano e che introducono espressioni che arrivano anche a colpevolizzare, in una certa forma, le CEB e le trattano semplicemente come piccole comunità, sottraendogli il carattere ecclesiale.

Santo Padre, è lamentevole, triste ed anche scandaloso che accada una simile cosa. Che si tenti di manipolare e svalorizzare quanto fu prodotto da un profondo lavoro dei nostri fratelli partecipanti della V Conferenza. E questo è ancor più preoccupante sapendo che nel momento della presentazione, il 30 maggio, della sintesi finale per l’approvazione nella plenaria, il testo sulle CEB semplicemente era scomparso. La spiegazione data fu che c’era stato un errore di digitazione. Ora, dopo l’approvazione del testo, le trasformazioni apportate mi danno la piena certezza che si trattava di una grossolana manipolazione, qualcosa di impensabile trattandosi di una Chiesa, della nostra Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Continua la lotta tra il Tempio ed il Regno. Il Tempio sempre desidera mantenere il potere e il controllo e imporsi a qualsiasi costo. Le Comunità guidate da laiche e laici nell’attesa di avere un giorno i loro preti, preti di comunità, anche se in piena comunione con i loro pastori, rappresentano un pericolo per chi vuole la centralità del potere. Il Regno di Dio, però, è frutto dello Spirito e fiorisce liberamente dove lo Spirito vuole.

Che cosa sarebbe della mia diocesi, con una popolazione di 560.000 abitanti e 26.000 Km2 se non esistessero le comunità di base? Sono loro che mantengono permanentemente la presenza della Chiesa e dello Spirito in luoghi distanti e isolati nei Campi Aperti della Baixada Maranhense e nella Valle del Rio Pindarè. Sono loro che fanno fruttificare i semi della Parola di Dio che ascoltano e annunciano. Quello che dico della mia diocesi è quanto si può dire della maggior parte della nostre chiese latino-americane e caribegne. É perché sono testimone della forza e del calore delle CEB, è perché vedo che esse sono l’unica forma che la Chiesa ha per star presente nella vita di gran parte del nostro popolo, che non posso rimanere in silenzio di fronte ai tentativi di squalificarle e di non riconoscergli legittimità.

Santo Padre, so bene dell’affetto che i brasiliani le hanno rivolto nei giorni in cui è stato qua. Tale affetto non sarebbe stato tanto, se non ci fosse stata l’azione feconda delle CEB che si sentono e si proclamano Chiesa, parte della nostra Chiesa Cattolica, e che per questo riveriscono e rispettano i suoi pastori e collaborano.

Termino qui il mio sfogo filiale e fraterno chiedendo che il testo originale approvato dai vescovi della V Conferenza sia l’unico testo considerato ufficiale. In caso contrario daremo supporto e accoglienza a quanti desiderano seminare zizzania nel campo del Signore.
Con tutto il mio rispetto chiedo la vostra benedizione e preghiera

Dom Xavier Gilles
Vescovo di Viana-Maranhão

Viana 25 agosto 2007

 

La Famiglia Ecclesiale "Missione Chiesa-Mondo" è al servizio della pastorale parrocchiale per:

  1. la promozione della dimensione comunitaria del cristianesimo attraverso l’articolazione della parrocchia in piccole comunità ecclesiali dislocate a mo’ di lievito nelle diverse zone del suo territorio, affinché il popolo di Dio acquisti sempre più coscienza di essere Chiesa e di agire e di crescere in quanto Chiesa;

  2. la valorizzazione e la formazione del laicato perché da oggetto passivo di pastorale diventi sempre più soggetto attivo e responsabile della missione della Chiesa e della animazione delle realtà temporali;

  3. la trasformazione della parrocchia in “soggetto ecclesiale e socio-culturale”, capace cioè di farsi carico dei problemi della gente, facendo del territorio la sua vera e costante “terra di missione” nella quale svolgere la catechesi permanente degli adulti, decentrare la pastorale, battersi per la promozione umana di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.